Cabaret
Cabaret - La locandina

Trae linfa dal dialetto calabrese ed evidenzia uno spaccato di vita popolare di enorme valenza culturale. I temi trattati sono quelli identificabili nell’ambito della socialità ma anche di quelli più squisitamente circoscritti nell’area privata e familiare.


Si spettegola della sòcera e si affondano coltelli sulle corna, si infierisceCabaret - Pino Michienzi sull’assenteismo e si esulta per il rapimento della moglie e così viain un esilarante divenire di situazioni comiche.

Cabaret - Pino Michienzi e Anna Maria De LucaUn Cabaret dialettale di fatti nostrani intravisti nell’ottica del popolo che si identifica in essi e riesce a sorridere e ridere delle proprie disavventure.Oltre 50 recite.
GAZZETTA DEL SUD - 10 settembre 2000
"ARRIVA IL CABARET ALL'ITALIANA"

IL DOMANI - 17 settembre 2000
"MARTEDI' CABARET DI PINO MICHIENZI"

GAZZETTA DEL SUD - 19 settembre 2000
"STASERA CABARET ALL’ITALIANA"

GIUSEPPE PASSAFARO - CALABRIA ORA – 8 gennaio 2009
TEATRO, MICHIENZI DIVERTE
Apprezzata la performance in vernacolo dell’attore

L’altro giorno al teatro del Comune di Montauro, applaudita serata di spettacolo, interpretato da un autentico “animale” da palcoscenico. Il maestro Pino Michienzi si è misurato nella sua sapienza di attore, in due ore di monologo accompagnato solo dal gruppo “Parafonè” con Sergio Schiavone, Bruno Tassone e Angelo Pisani, che hanno elaborato brani musicali calabresi, eseguiti con strumenti d’epoca. Spettacolo che ha donato, ad un pubblico divertito, una rassegna delle più belle poesie dialettali di vari autori che da sempre hanno cantato le gesta e i valori della nostra regione, anche se molto spesso, messi alla berlina da una satira graffiante ma intelligente e costruttiva. Una istantanea in versi delle vicende e del carattere popolare. Soprattutto lo spettacolo del maestro Michienzi, è tutto volto alla conoscenza del vecchio idioma calabro, nelle varie sfaccettature dei vari luoghi di origine. Uno studio attento del dialetto del quale Michienzi evidenzia: «Si parla del dialetto come di una parlata secondaria. L’idea di alcuni, che il dialetto sia una malerba da estirpare, è una delle tante procedure che sono servite ad arginare e fare sentire di più la diversità etnica tra classi». Michienzi ha dato il meglio di sé recitando una delle più belle satire in metrica di Giovanni Sinatora, da: “Catanzaro”: ‘U morzeddhu? O cosa cara! Cu li durci no lu cangi, ca ti senti ricrijara pemma fai lu mungi–mangi. Pipareddhu e dijuneddhj chjni e brodu tuttu russu…” Per poi passare ad Achille Curcio con la sua “Porta Pia”, un colloquio fra il Provveditore ed un direttore didattico, che difende un allievo che non sa rispondere alla domanda: “Chi ha preso Porta Pia?”. “V’u giuru, eu non pigghjavi nuddha porta”, risponde il ragazzo... Poi il maestro Michienzi continua con Vittorio Sorrenti, Benito Castagna, Umberto Nisticò con “u pipareddhu” per finire con Blefari e Provenzano con la satira sulla suocera. Ma, gli applausi e le risate del pubblico diventano un’autentica ovazione, allorquando Michienzi recita un suo lavoro, facendo riferimento agli strafalcioni di alcune donne snob catanzaresi, che insistono nel parlare in italiano. “Dottora meu - dice una signora al medico - è come se avessi una spada di dama sulla testa! Mi pizzica, come dira, l’affara cinesa, mi capite? Insomma, haju l’ovila infiammato.” Ed il medico: “Metta candelette vaginali.” E lei: “Comu dottò, appiccicati?”.
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