Donnamore - frammenti e brani di una condizione
La locandina

Nell’estate del 1988 la Compagnia allestisce questo spettacolo sulla condizione femminile portandolo in trenta comuni della Calabria. Una biografia di donna ricostruita attraverso i secoli con interventi da Sofocle a Bruckner, da Saffo a Brecht, da Alvaro a Marck Twain, da Cechov a Courteline.Rossella Stefanelli (sul fondo) e Anna Maria De Luca
Oratorio teatrale che nasce da un’esigenza culturale di comprendere, apprezzare e dissacrare quello che di magico, inafferabile, materno, consapevole e inconsapevole, la donna raccoglie in se stessa: amore, gelosia, forza e fragilità, gioie, dolori, ironia, accuse. Tante facce di un’unica medaglia, tante sfaccettature di un unico prezioso principio, definito e misterioso al tempo stesso: lEttore Capicottoa donna, il suo essere, la sua dimensione di pianeta inesplorabile.

Dal 21 al 25 novembre 1994, presso il Teatro Masciari di Catanzaro, per le scuole di Catanzaro lo spettacolo viene rappresentato con nuovi testi, nuove eroine e titolo nuovo

Storie di donne comuni

e dal 23 al 26 marzo 2000 si replica al Teatro Dafne di Roma.


Anna Paola Diaco Anna Maria De Luca, Pino Michienzi, Anna Paola Diaco Pino Michienzi e Anna Maria De Luca
LA CRITICA A "DONNAMORE"

FABRIZIO SCARPINO - CALABRIA - Sett.-Ott. 1988
"ANNA MARIA È DONNAMORE"
La traccia è quella di una grande metafora, un attraversamento visivo di simboli ed inesausti discorsi; niente è lasciato al caso ma il Caso domina e fustiga aspirazioni e desideri come un dio pagano fecondo e divoratore della sua prole. "Donnamore" è tutto il contrario di tutto: è un artificio teatrale, ma è, contemporaneamente, un cortometraggio ad incastro per la lunga teoria di flash-back che lo domina e lo caratterizza. E’ una splendida invenzione mono-dialogica che ha, alla base, una teorizzazione delle cose teatrali giunta al suo acme e da lì tornata su se stessa in un continuo ritrovarsi nei gesti e nelle parole: è un prodotto efficace anche didascalicamente con i suoi continui riferimenti come di avvenimenti successi troppo in fretta e subito spariti, ingoiati dalla Storia.
Ecco, la Storia appunto: una storia, quella di Donnamore, fatta di donne o meglio "dalle" donne, una storia che è quella di una condizione[...] in cui l’accentazione del binomio donnamore è, simbolicamente, tutta nella propria condizione dell’essere "condizione". Insomma Michienzi nella triplice veste di autore, attore e regista di quest’ottimo lavoro torna dove, tempo fa, ci aveva lasciati; l’avevamo ammirato tutti nella "Lectura Dantis" di qualche mese addietro, un lavoro pieno di rispetto, ma contemporaneamente rivoluzionario di contro al modello dantesco con le sue sottolineature canore e musicali, con i gesti misurati, con i toni aspri o felpati che rivestivano di sé un itinerario di redenzione. Ebbene quella rappresentazione si era chiusa sul poeta redente che, giunto alla visione di Dio, accompagnato da Beatrice, non riesce a descriverla: da qui Michienzi riannoda le file, riprende il tema che era stato uno dei capisaldi del Divino Poeta, l’amore e la donna, ne inverte i termini e, moderno Andrea Cappellano, ridisegna i confini dell’universo femminile. E lo fa con amore, con forza disperata: la scena si apre su un coro di Sofocle, passa per Saffo (mirabile il lavoro di tessitura filologica sui frammenti della poetessa greca) e per i suoi amori impossibili (prima metafora), tocca poi Alvaro e la sua Medea, Argiroffi, Brecht, Bruckner e, di striscio, la vicenda di un’adultera dello Sri Lanka. Non si può sintetizzare in poche righe la trama del lavoro semplicemente perché una trama non c’è: è un viaggio, a lungo e a volte impervio cammino per le strade di una letteratura mai veramente indagata e ora coraggiosamente scoperta. E’ un atto di dedizione di uno scrittore, un omaggio, una volontà di rappresentare la donna fuori dalle iconografie tradizionali. Lavoro piacevole questo "Donnamore" con una Anna Maria De Luca interprete unica che ha raggiunto momenti entusiasmanti nella Medea di Alvaro con un suo corrosivo amore per un Giasone-Michienzi, arrogante e cafonesco, e con tutti gli attori, Ettore Capicotto, Annapaola Diaco, Amalia Lostumbo e Rossella Stefanelli, comprimarie di eccezione considerata anche la breve esperienza e la difficoltà dell’esecuzione. Ma "Donnamore" non sarebbe stata la stessa cosa senza il pregevole apporto delle musiche del maestro Giorgio Sorrenti che ha composto il tema di tutto il lavoro: mirabile esempio di armonia che ha sorretto la recitazione di tutto il gruppo senza mai "sfondare" quel limite che il testo aveva affidato.
[...] "Un tempo ti ho amato, Atti" dice Saffo in un brano di questo lavoro: l’immagine della poetessa di Lesbo che guarda alla luna e parla del suo scandaloso amore è, forse, il manifesto intellettuale migliore di questa vicenda teatrale.

ANTONIO ANZANI - IL FIORE DI PIETRA - Settembre 1988
"DONNAMORE".
[...] Un testo insomma ben articolato, del quale per necessità di cose non abbiamo potuto dire che l’essenziale... Certamente, però, è lo spettacolo, più che la lettura, che può trasmettere, in termini non solo intellettuali ma emotivi, il messaggio. Ciò è perfettamente riuscito a Michienzi e alla sua Compagnia attraverso i vari elementi perfettamente sincronizzati, che danno vita allo spettacolo: le scene, la musica, i costumi, la parola. Le scene erano mobili e stilizzate, con sfondi grigi ed elementi predominanti in rosso, bianco e nero, a simboleggiare la poliedricità del destino femminile: verità, amore, morte. Una griglia scorrevole sul fondo, a scacchiera, assumeva una duplice funzione: pratica e psicologica, una sorta di finestrone a sbarre di una prigione: la prigione del pregiudizio e dei condizionamenti che rinchiude la donna. Le musiche originali erano quanto mai aderenti ai testi. [...] I costumi dai colori caldi e forti, contrastati dai neri mantelli, davano il senso, attraverso la perfetta fusione cromatica con le scene, dell’imprigionamento dei personaggi nelle situazioni e della loro pena di vivere in quella condizione. La parola infine: sei attori impegnati si sono alternati nei ruoli delle sei pièce, con cambiamenti sulla scena, in autentici virtuosismi verbali, passando con estrema disinvoltura, per dirla in termini musicali, dai do di petto ai pianissimo ai recitativi alle arie ai duetti ai concertati. Rendere così un testo teatrale non facile, che presuppone un retroterra culturale non indifferente, in uno spettacolo proposto ad un vastissimo ed eterogeneo pubblico estivo, all’aperto, e conseguire la più assoluta attenzione e partecipazione, significa essere grandi attori, possedere elevatissime professionalità e altrettanta grande capacità di trasmettere emozioni profonde. E’ quanto è riuscito - e non ce ne meravigliamo, poiché seguiamo Michienzi da tre lustri - alla Compagnia del Carro: a Pino Michienzi, ad Anna Maria De Luca, a Ettore Capicotto, ad Annapaola Diaco, ad Amalia Lostumbo, a Rossella Stefanelli. Bravi senza condizioni. E bravo il musicista Giorgio Sorrenti e tutto il cast, compresi elettricisti e macchinisti... Bravi! Questo è fare cultura; siete autentici operatori culturali e la Calabria vi deve molto.

SABATINO DI FILIPPO - IL PICCOLISSIMO - 17/24 novembre 1988
"IL RUOLO DI ANNA MARIA DE LUCA IN DONNAMORE DI MICHIENZI"
[...] Donnamore, lo spettacolo che Pino Michienzi ha portato in giro per la Calabria con la sua Compagnia Teatro del Carro è fondamentalmente un pezzo di bravura dell’attrice Anna Maria De Luca, la quale, con questa interpretazione, si conferma, anzi viene consacrata definitivamente "vera" attrice con notevolissime potenzialità.

PAOLO AIELLO - IL PICCOLISSIMO - 29 giugno 1990
"SI RIPROPONGONO CON DONNAMORE PINO MICHIENZI E ANNA MARIA DE LUCA "
"La Compagnia Teatro del Carro prossimamente nelle piazze più importanti di Calabria, Sicilia e Puglia"
[...] Anna Maria De Luca ci offre un quadro: non la donna che ama, non l’amore della donna, temi soliti e desueti, ma il destino storico contro cui la protagonista leva una voce storica, efficace, tesa a decostruire e a smontare pezzo per pezzo la muraglia dei pregiudizi; quello della De Luca è un grido che si scatena da sicura e sofferta consapevolezza. Di questi spettacoli ha bisogno la donna, il maschio, la società, la famiglia, la scuola e, perché no, la Chiesa.
Pino Michienzi e Anna Maria De Luca danno un colpo di maglio alla società dormiente, incidendo nelle radici della coscienza, perché non ci siano più Teresite e Maria Farrar e Ferro e Saveria, ma uomini-amore e donne-amore.
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