Pagine di Storia Calabrese
Processo e morte di Re Gioacchino Murat e
Mercurio Gregorio, ultimo fucilato a Catanzaro
locandina La scelta operativa del Carro è di natura storica. Due atti unici riguardanti le ultime giornate di un grande generale e Re di Napoli, Gioacchino Murat, fucilato nel Castello di Pizzo Calabro il 13 ottobre 1815; e quelle di un popolano qualunque assurto agli onori della cronaca per essere l'ultimo fucilato in Calabria e precisamente a Catanzaro nel 1935: tale Gregorio Mercurio da Stalettì, un paesino della provincia di Catanzaro.
Mercurio - Anna Maria De Luca Il racconto di Mercurio è animato dalla drammaticità del caso umano di un essere condannato per l'omicidio di una donna del suo paese, probabilmente a torto. L'ipotesi dell'errore giudiziario ci ha spinto a ricercare gli atti processuali per ricostruire, sia pure in parte, quel "fattaccio" di inizio secolo, con tutte le contraddizioni, i personaggi ambigui, le atmosfere di paese e quelle cittadine con la nobiltà che partecipa distrattamente all'evolversi del procedimento, quasi fosse un appuntamento mondano da non mancare.
Mercurio - Pino Taruffi Mercurio - Anna Maria De Luca Mercurio - Pino Michienzi Mercurio - Luca Maria Michienzi, Pino Tafuri, Daniele Michienzi Mercurio - Luca Maria Michienzi, Ettore Capicotto, Pino Tafuri, Amalia Lostumbo, Daniele Michienzi
In tempi come questi in cui ci si domanda con inquietudine sulla legittimità della pena di morte nel mondo, riproporre una storia di casa nostra che ricorda il tragico epilogo della vita di un uomo processato e condannato forse erroneamente, ci è sembrata una possibilità di usare la nostra storia passata per proporre un argomento di grande attualità e partecipazione civica per il nostro futuro di cittadini consapevoli.
Murat - Pino Michienzi e Daniele Michienzi L'altro episodio proposto e più noto, è la cattura di Re Gioacchino Murat a Pizzo di Calabria l'8 ottobre del 1815, passato per le armi cinque giorni dopo al termine di un sommario processo tenuto da una commissione militare stabilita da Ferdinando di Borbone che lo accusò di essere sbarcato in Calabria per portare la rivoluzione e sovvertire l'ordine per abbattere il Governo legittimo e sacrificare la sicurezza dei pacifici cittadini calabresi.
Murat - Anna Maria De Luca e Pino Michienzi Personaggio di grande fascino, eloquenza ed eleganza, Murat raccoglie ancora oggi consensi popolari di gratitudine per le molte opere di bonifica in agricoltura, nel commercio, per la istruzione pubblica, per avere sostituito nelle piazze del Regno le ghigliottine con alberi, per tutto quello che di positivo ha lasciato nei pochi anni del suo governo.
Murat - Pino Michienzi Anche la Compagnia ha ceduto al fascino mitico dell'eroe divenuto leggenda e favola e ha voluto rappresentare quelle ultime ore dell'uomo Murat, la sua forza e la sua fragilità, il suo carattere duro di guerriero e condottiero ma anche i veri sentimenti di un essere preoccupato, in quelle ultime tragiche ore, della propria famiglia. Frammenti di processo misti a episodi meschini camuffati da ragioni di Stato, sono raccontati anche da un cantastorie che muove gli attori come un burattinaio, facendo scenicamente rivivere quei momenti storici.
Murat - Pino Michienzi Murat - Anna Maria De Luca Murat - Ettore Capicotto e Anna Maria De Luca Murat - Anna Maria De Luca Murat - Anna Maria De Luca e Amalia Lostumbo
Idealmente i due lavori sono legati tra loro dal tema della condanna a morte. Pagine di Storia Calabrese, perché la memoria non debba perdersi e continui ad essere bagaglio culturale anche per le nuove generazioni.
Murat - Pino Michienzi Murat - Luca Maria Michienzi, Anna Maria De Luca e Daniele Michienzi
Una scheggia di passato storico della Calabria, raccontato attraverso la favola e il mito della leggenda, ingredienti indispensabili per un buon teatro.
LA CRITICA A "PAGINE DI STORIA CALABRESE"

EDVIGE VITALIANO - IL QUOTIDIANO - 15 sett. 2001
"IL MIO MURAT IN CALABRIA"
"In scena 'Pagine di storia' della nostra regione"
[...] Lettura avvincente, quella fatta da Michienzi, per sintesi drammatica e drammaturgica, realizzata attraverso un linguaggio che restituisce in quadri viventi, gli attori, gli episodi che caratterizzano l'excursus di entrambe le vicende giudiziarie. [...] E Michienzi, per suo conto, la porta a teatro con un linguaggio serrato, breve, essenziale. Teatro di parola e di eventi [...] in una girandola di personaggi che si avvicendano nella diversificazione emotiva e nella caratterizzazione delle vicende, dove sette attori diventano tre volte sette e mirano diritti al cuore senza funambolismi o percorsi faustiani. Un viaggio nella memoria che è anche indagine sociale e psicologica, per non dimenticare la Storia.

G.S. - IL QUOTIDIANO - 20 settembre 2001
"PAGINE DI STORIA CALABRESE QUESTA SERA A ROSSANO"

GAZZETTA DEL SUD - 17 settembre 2001
"DUE CONDANNE A MORTE RAPPRESENTATE IN PIAZZA"

IL QUOTIDIANO - 18 settembre 2001
"TEATRO CALABRESE CON MICHIENZI"

BENIGNO LEPERA - GAZZETTA DEL SUD - 20 settembre 2001
"ROSSANO/ STASERA IL 'PROCESSO' IN PIAZZA A MURAT"

A.I. - IL QUOTIDIANO - 25 settembre 2001
"IL PROCESSO A MURAT CATTURA IL PUBBLICO"
"Soverato. Un successo la rappresentazione di Michienzi, regista e interprete"

e.vi. - IL QUOTIDIANO - 25 settembre 2001
"PAGINE SU PAGINE DI TEATRO. MICHIENZI E IL 'SUO' MURAT"
"L'attore catanzarese sarà presto sul piccolo schermo"

MILLY CURCIO - CALABRIA LETTERARIA - Ott.- Nov.- Dic. 2001
"A TEATRO CON LA STORIA"
"La Compagnia Teatro del Carro di Anna Maria De Luca e Pino Michienzi ha portato in scena le appassionanti vicende di Murat e Mercurio, in un suggestivo spettacolo che fa riflettere sulla pena di morte"

MILLY CURCIO - IL DOMANI - 3 OTTOBRE 2001
"DUE UOMINI, UN TRAGICO DESTINO"
"Straordinaria l'interpretazione di Pino Michienzi che ha curato anche la regia"
Sono due appassionanti storie di vita e di morte: quella di un Re, Gioacchino Murat, consegnato alla storia e a tutt'oggi avvolto da un alone leggendario; e quella più anonima, di un popolano, tale Gregorio Mercurio da Stalettì. Due uomini, due secoli - l'Ottocento e il Novecento - due esistenze estremamente differenti. Unico il destino: il processo e la condanna a morte, seguita da fucilazione, di due presunti innocenti.
Ce le ha raccontate, a fine estate e in giro per le piazze di Calabria, la Compagnia Teatro del Carro di Anna Maria De Luca e Pino Michienzi, attori di consumata esperienza e di consolidata professionalità [...] Il tutto in un suggestivo spettacolo che, ripercorrendo "Pagine di Storia Calabrese" (questo il titolo), in due atti unici, induce a riflettere su un tema drammatico e di grande attualità, quale la pena di morte, e lo fa in un linguaggio asciutto, essenziale, che scuote le nostre coscienze.
Il primo atto si apre con la fragorosa scena di una tempesta e l'approdo a Pizzo Calabro del re Gioacchino; il racconto della storia è affidato alla voce di due personaggi: un narratore (Anna Maria De Luca) che è ad un tempo coreuta, voce del popolo e voce della coscienza; e un cantastorie (Ettore Capicotto), che sulle note di una chitarra attinge al ricco mondo della cultura popolare.
Domina il palcoscenico Murat-Michienzi, il re che, derubato, sbeffeggiato, malmenato, non perde la sua indomita fierezza neanche davanti alla tracotanza di Trentacapilli che gli annuncia la morte imminente, neanche davanti al plotone di esecuzione al quale significativamente grida: "Risparmiate il volto, mirate al cuore!". Un re decaduto ma pur sempre re, certo della sua innocenza; un re che nella solitudine della sua pena assume, nell'interpretazione di Michienzi, la grandezza di certi personaggi del teatro alfieriano. Il re si fa uomo solo nei pochi istanti che toccano la sfera del privato, degli affetti familiari: è la scena, ricca di pathos, in cui Gioacchino-Michienzi scrive alla moglie Carolina-De Luca la sua ultima lettera.
Intorno a Murat, arricchisce la scena e ne è parte integrante, un coro di personaggi che per intensità lirica e drammatica richiama alla memoria i cori delle antiche tragedie greche. Ma è nella rottura degli schemi classici la piacevole novità che il regista (lo stesso Michienzi) fa sua: l'introduzione dell'elemento popolare, l'innesto del dialetto (e della canzone popolare, appunto) sulla lingua, per conferire al testo un maggiore realismo e, al tempo stesso, per avere l'occasione di guardare all'accaduto dal punto di vista del popolo, quel popolo - i pizzitani - che, dimentico del bene ricevuto, non fece niente per impedire la morte del suo re.
Il secondo atto narra un episodio di cronaca, l'ultima fucilazione avvenuta a Catanzaro nel 1935, un omicidio di regime (sono parole di un personaggio) già ricostruito nel saggio del penalista Giovanni Le Pera, "Una condanna a morte", e del quale la Compagnia Teatro del Carro fornisce un'avvincente rilettura. Il racconto della scandalosa vicenda - si scoprirà che il Mercurio era innocente - passa attraverso gli occhi critici di una giornalista di cronaca nera (sempre la De Luca), che qui incarna la voce della coscienza civile che s'interseca, di nuovo, con quella del cantastorie (Amalia Lostumbo), dell'uomo comune: "Diu nni guardi de Tribunali!", pronunciato dal coro dei personaggi, altro non è se non la vox populi che racchiude emblematicamente, e saggiamente, l'essenza della storia.
Ottimo l'allestimento, veloce il ritmo, eccellente l'interpretazione. Oltre ad Anna Maria De Luca, direttrice della Compagnia e a Pino Michienzi, un apprezzamento doveroso va anche agli altri attori, che hanno regalato al pubblico quasi due ore di vero teatro: Ettore Capicotto, Pino Tafuri, Amalia Lostumbo, Daniele e Luca Maria Michienzi.

EDVIGE VITALIANO - IL QUOTIDIANO - 11 agosto 2002
"MICHIENZI, PAGINE DI STORIA"
"Stasera di scena a Tropea, domani a Montauro, il 13 a San Fili"
[...] Compagnia d'attori affiatata e rodata per uno spettacolo dal forte impatto emotivo e drammatico.
Due vicende al centro di un suggestivo lavoro teatrale di cui Michienzi firma anche la regia. [...] Di questo allestimento colpisce per prima cosa la scelta di porre al centro della scena un filo rosso, forte e drammatico, come la condanna a morte con in più l'aggravante dell'errore giudiziario.
Accanto alla indiscutibile suggestione delle pagine di storia calabrese scelte da Michienzi, il lavoro si arricchisce di un impianto linguistico fulmineo nella sua essenzialità. Due vicende, quella del re e quella del popolano unite da una fine violenta preceduta dal tumulto dell'ultima notte prima dell'esecuzione della condanna.
Ancora, particolarmente riuscito il personaggio femminile affidato alla brava Anna Maria De Luca. E' lei a calarsi nei panni di una cronista di nera che racconta la vicenda di Gregorio Mercurio da un'angolazione femminile e ricostruendola attraverso gli atti giudiziari tratti dal saggio "Una condanna a morte" del penalista Giovanni Le Pera. [...]
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