Il Teatro di Corrado Alvaro

Il Teatro di Corrado Alvaro - Locandina   Il Teatro di Corrado Alvaro - Il libro

Pino Michienzi

Il Teatro di Corrado Alvaro
La Maschera Nobile
La recensione e il saggio

prefazione di Luigi La Rosa

Edizioni la rondine

Prefazione

Una trentina d’anni fa si presentò, nel Liceo in cui insegnavo, un giovanotto che proponeva un’iniziativa particolare: leggere agli allievi una serie di poeti, italiani e stranieri, per poi discuterli e approfondire le emozioni ricevute. Si trattava di quelle iniziative che si muovono tra l’indifferenza e la diffidenza degli “addetti ai lavori”, specie ai lavori della scuola. Motivo? Presto detto: ma se gli alunni vivono (anzi, non vivono) con noia la letteratura canonica e i loro testi barbosi, noi rinforziamo il loro torpore con sedute di letture poetiche che magari avranno l’unico pregio di far rimpiangere le lezioni normali? Con l’imbarazzo tipico di queste circostanze, dunque, l’iniziativa venne affidata a me con il solito disperato sottinteso: “Vedi cosa ci puoi ricavare”.
Ci ricavai molto, moltissimo. Ci ricavai ore di magia piena, di silenzio rapito, di fremiti commossi da parte di tutti gli alunni che ebbero la fortuna di assistere a quelle letture.
Quelle letture le faceva Pino Michienzi.
Tutto qui? No, non tutto. Perché, più di recente, quella magia si ripete da anni con una Lectura Dantis che induce alle lacrime (e non è un modo di dire) gli alunni del Galluppi.
Bene, me la sarei potuta cavare con una frase semplice e brutta: “Michienzi è un bravissimo attore”. Invece ho voluto ricordare questi episodi per dare sostanza al mio assunto di fondo che si riassume nella domanda: “Ma chi è un grande attore?”. Quello che è fornito di maestria e tecnica elaborata? Sì, ma non soltanto. Quello che trasmette meglio le vibrazioni emotive? Sì, ma non soltanto. Quello che sa mentire meglio la menzogna del Teatro? Sì, ma non soltanto. Tutte queste cose rendono un attore bravo, non grande. A renderlo grande è altro, è la cultura. Pino è uomo di cultura perché non si prepara, lui studia; non si cala nella parte, la vive; non finge le emozioni, le sente. Ascoltatelo quando “legge” Dante e vi accorgerete che è il più bravo di tutti perché è colto. Più bravo di altri attori popolari preparati e geniali, non colti. Del resto, non lo  dice lo stesso Alvaro? “L’attore non è un collaboratore dell’autore, ma un distruttore della sua opera, e creatore a sua volta”. Senza cultura, questa opera di creazione è impossibile.
Ecco allora, ammesso che ce ne fosse bisogno, la prova più evidente di questa cultura: l’opera che ha come titolo complessivo “Il Teatro di Corrado Alvaro” e che si compone di un saggio (La maschera nobile) e di un testo teatrale (1915 - ’45… Quasi una vita)
Nel lavoro è trasferito tutto l’amore che Michienzi nutre per Alvaro e che lo ha guidato nella fatica improba di spulciare giornali, riviste, archivi, scritti sparsi, recensioni, testi, nei quali è dispersa (dispersa, non persa) la passione di Alvaro per il teatro. 
Finalmente, dunque, tra tanti libracci inutili e presuntuosamente noiosi, ecco un’opera di preziosa intelligenza che consiglio di leggere per tanti motivi: perché porta alla luce, con eleganza e precisione, l’Alvaro critico teatrale, indagatore delle varie anime della rappresentazione scenica, studioso profondo del “mestiere” di autore, attore e regista; perché riordina un materiale sparso che rischiava di non venire più alla luce; perché si muove tra amore e rispetto; perché offre al lettore comune, e non solo allo specialista, un quadro completo del legame forte che unì Alvaro al teatro.
Tutto questo sarebbe già abbastanza se l’opera non continuasse con un testo teatrale, elaborato da Michienzi e Spadaccino, sulla linea dei Diari di Alvaro. 
Che dire di questa seconda parte dell’opera? Che alla sapienza tecnica della riduzione teatrale, Michienzi unisce la capacità di trasferirsi nell’anima profonda di Alvaro per coglierne i tormenti, le ansie, le speranze quasi sempre deluse e quel suo sentimento di italianità (cioè di umanità) che non è mai venuto meno a dispetto delle contaminazioni subite.
Grande Alvaro, in questo testo, e grande Michienzi che sa restituircelo come uomo della nostra terra dove l’aridità può essere nella mente, mai nel cuore.
Decisamente, tra i tanti libracci, un bel libro.
Ormai è il caso di cercarli, questi libri intelligenti e utili, nelle pieghe delle iniziative provinciali sorrette dalla voglia di creare e ricreare lo spirito.

Luigi La Rosa

Nota dell'autore

Se la produzione teatrale di Corrado Alvaro può considerarsi esigua, altrettanto non può dirsi per forma e contenuti, tanto che per il suo testo più rappresentativo “Lunga notte di Medea”, lo ritroviamo annoverato tra i grandi drammaturghi italiani. Ed è proprio dal mio incontro con “Medea”, dopo aver già più volte trasposto in chiave teatrale e radiofonica alcune opere e la sua vita, ho iniziato un nuovo percorso d’attenta indagine, tentando di evidenziare il tratto profondo e penetrante del “critico” Alvaro, il cui contributo al Teatro italiano è di tale entità e rilievo da potersi considerare una guida fondamentale e utile per comprendere meglio i mutamenti e l’evolversi dello spettacolo nel tempo: dalla interpretazione alla regia, dalla scenografia ai costumi, evidenziando altresì le preferenze di un pubblico conservatore del gusto tradizionale, spesso bendato dinanzi ad interessanti proposte innovative di un modernismo culturale.
Mai critico di parte, Alvaro trattò con saggia onestà intellettuale gli aspetti più espressivi dell’arte teatrale ponendo attenzione all’attore ed alla sua essenzialità quale ricreatore dell’opera dell’autore; al regista, progettista dell’azione corale, al quale riconobbe l’importante mediazione tra palcoscenico e platea; all’autore, che invitava a non eccedere con linguaggi troppo moderni, facili e quotidiani; e al pubblico, che rispettava e considerava parte attiva e decisiva dello spettacolo.
Lontano, quindi, dal volermi iscrivere al quadro già numeroso e qualificato della critica ufficiale, queste poche pagine esprimono un mio atto d’amore e di stima incondizionata per l’illustre giornalista, altissimo riferimento d’integrità morale e civile.

Pino Michienzi

Quarta di copertina

“Il Teatro di Corrado Alvaro”, frutto di ricerca continua e appassionata, è un breve saggio che rende omaggio ad uno scrittore tra i più importanti del Novecento italiano. Esso nasce dall’esigenza di rilevare la sagace e pungente critica alvariana, testimoniata da centinaia d’articoli e recensioni apparsi sui più importanti quotidiani e le più qualificate riviste nazionali dell’epoca, che racchiudono, in un’affascinante scrittura, il mondo fabulatore del palcoscenico.  Il testo teatrale in appendice “Corrado Alvaro, 1915-’45... quasi  una vita”, scritto nel 1986 insieme a Silvano Spadaccino e qui pubblicato per la  prima volta, rivive il ventennio fascista tra la prima grande guerra con Alvaro soldato in trincea, e la seconda guerra mondiale che vide recluta al fronte il figlio Massimo. Il racconto teatrale, in parte ricavato dai diari Quasi una vita e Ultimo diario, si svolge in un luogo ideale e si snoda con scarti temporali di pensiero e d’azione assolutamente metafisici, che anticipano o posticipano fasi e circostanze rispetto al loro reale tempo storico. E’ il viaggio di un Alvaro autobiografico che attraversa i luoghi e le persone della memoria, scoprendolo psicologo di una terra che nessuno meglio di lui ha capita, amata, raccontata e criticata.

L’editore

(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 30, febbraio 2010)
Critica letteraria (a cura di Annalice Furfari)

Il teatro nella riflessione e nell’inchiostro lasciato dalla penna di un grande scrittore della Calabria di Salvatore Reale.
A Corrado Alvaro è dedicato un saggio, edito da Edizioni la rondine,che ci immette in un mondo in cui realtà, favola e sogni si incontrano.

Forse non tutti sanno che Corrado Alvaro ha scritto per il teatro; tale produzione è abbastanza esigua, ma allo stesso tempo di estrema raffinatezza e profondità, tanto da poter annoverare lo scrittore fra i più maturi commediografi italiani. Alvaro fu anche critico teatrale, con un occhio di riguardo sia per l’attore (visto come una sorta di sperimentatore di ciò che l’autore con la sua opera propone) che per il regista (quale nodo di congiunzione tra il pubblico e la scena). Secondo il noto letterato, l’autore non deve utilizzare linguaggi troppo vicini alla quotidianità, mentre il pubblico non deve essere parte passiva dello spettacolo, bensì attiva. Queste considerazioni le troviamo in un libro di Pino Michienzi dal titolo Il teatro di Corrado Alvaro – La maschera nobile. La recensione e il saggio e 1915 – ’45... Quasi una vita. Testo teatrale (Edizioni la rondine, pp. 166, € 15,00).

Teatro e vita
Nel pensiero di Alvaro si delinea l’amore per la vita attraverso il vissuto fantastico della stessa esistenza, dove la favola, quale elemento caratteristico e affascinante dell’infanzia, occupa un posto di primo piano come forma riflessa della vita stessa e nutrimento per quella memoria collettiva, che rende i personaggi alvariani legati alla propria terra e alle proprie tradizioni.
Il teatro diviene il mezzo affinché ciò si realizzi, il punto di incontro tra favola e vita. Questa visione dello scrittore è evidente sia nella sua produzione teatrale che nella posizione assunta, concretamente, dallo stesso, come cronista e drammaturgo; in questa seconda veste, Alvaro espone chiaramente il suo pensiero su ciò che il teatro deve essere: sostenitore degli ideali sani e critica dei mali della società. Il teatro è per lui il luogo in cui anche il pubblico più disobbediente e amorale diviene sostenitore indiscutibile di una morale sana.

Autori e attori dell’opera teatrale
Michienzi mette in evidenza come Alvaro fosse molto obiettivo nelle sue analisi, ciò lo rendeva fortemente coerente in una posizione neutra, sia verso il critico che verso l’autore drammaturgo; non mancano le proteste, ad esempio nei confronti di quegli autori che, riportando il linguaggio quotidiano nel testo teatrale, pensavano di riformare la lingua. Ci sono anche le sue riflessioni sul rapporto dell’autore con i propri personaggi, i quali, a volte, risultano depersonalizzati rispetto al linguaggio che l’autore stesso mette loro in bocca.
Una delle responsabilità, poi, dell’attore è quella di rendere la parola per quella che è, nella massima sacralità del significato che essa veicola, e per far ciò, c’è bisogno di una grande pratica di questo mestiere.
Nel saggio emergono altre sfumature quali, ad esempio, il rapporto dell’attore con il personaggio da interpretare, il ruolo e la difesa del vero drammaturgo, la questione sulla mediocrità dell’arte e altro ancora.

Alvaro critico teatrale
Lo scrittore calabrese collaborò al Resto del Carlino per tre anni, precisamente dal 1917 al 1919, e successivamente ad altre importanti testate giornalistiche fra le quali il Corriere della sera, Il Mondo, Il Risorgimento, il Popolo di Roma.
Negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale ebbe modo di svolgere la sua attività nella città di Bologna, dove la vita teatrale era abbastanza intensa; qui consolidò la sua attività di giornalista, che porterà avanti negli anni e che lo condurrà ad un percorso che lo vedrà impegnato in recensioni e scritti indirizzati al mondo del teatro; da ciò prese anche spunto per una certa analisi della società in cui egli stesso era immerso.
Fu anche direttore del quotidiano Il Risorgimento, di Napoli, dove finì per essere considerato uno dei punti di riferimento di quelle personalità che lottavano per la conquista della democrazia.

Alvaro scrittore drammaturgo
Le opere teatrali di Corrado Alvaro non sono molte: Il paese e la città, Il diavolo curioso, Il caffè dei naviganti, Lunga notte di Medea. Nel saggio di Michienzi troviamo delle informazioni preziose su queste opere e svariate considerazioni interessanti, quali ad esempio l’esistenza di alcuni scritti inediti dell’autore calabrese: Una piccola parte, Uno, Il dinamitardo, Un po’ di cuore, L’avaro e altre opere non pubblicate e/o frammentarie di cui si hanno i manoscritti o le bozze (di alcune sono presenti solo il progetto o l’idea). Emergono, nel saggio, diverse informazioni analitiche sulla scrittura di Alvaro; considerazioni utili sia allo studioso, sia all’attore che si accinge ad interpretare i personaggi alvariani, ma anche al più vasto pubblico che già conosce lo scrittore o vorrebbe avvicinarsi alle sue opere.
Un testo, dunque, che potrà servire come lettura preventiva alla drammaturgia dello scrittore reggino (Corrado Alvaro nacque a San Luca, in provincia di Reggio Calabria).

Un inedito
Il libro di Michienzi contiene un dramma teatrale edito per la prima volta, che porta la firma dello stesso autore del saggio e di Silvano Spadaccino, compositore di colonne sonore, attore e cabarettista, nonché compagno di avventura di Domenico Modugno e Paolo Villaggio. Tale opera è tratta da alcuni diari di Corrado Alvaro e racconta l’esperienza del grande scrittore durante il periodo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale; si sottolinea il vissuto di Alvaro come soldato di trincea e, successivamente, del figlio Massimo, che ne seguì il destino come recluta nella Seconda guerra mondiale. «Il racconto teatrale […] si svolge in un luogo ideale e si snoda con scarti temporali di pensiero e d’azione assolutamente metafisici, che anticipano, o posticipano fasi e circostanze rispetto al loro reale tempo storico». Si tratta di un percorso che la memoria dello scrittore attua in quei luoghi, a lui tanto cari, della sua terra, che nessuno come lui è riuscito a capire, interpretare e raccontare.

Isabella De Rose – IL QUOTIDIANO – 19 ottobre 2007
“IL DOLORE DI UNA MADRE TRA LE MURA DEL LICEO FERMI”
“Il teatro entra nelle scuole. Pino Michienzi e Anna Maria De Luca leggono per gli studenti l’opera di Corrado Alvaro”
Il dolore straziante di una madre costretta a privare della vita i suoi due figli, l’ira accecante di una donna abbandonata dal marito per una causa più grande. Questi i sentimenti che hanno riecheggiato fra le mura dell’auditorium “Scopelliti” del liceo “E. Fermi” nel corso di una vibrante interpretazione eseguita dalla Compagnia del Teatro del Carro su di una letura drammaturgica dell’opera teatrale “Lunga notte di Medea” di Corrado Alvaro.
Una performance avvincente che ha calamitato l’attenzione dei giovani spettatori […] su una vicenda che affonda le sue radici nel mito e nella tragedia greca cui hanno dato volto e voce tre attori noti del panorama teatrale: Pino Michienzi, Anna MAria De Luca e Luciano Cozzi, rispettivamente nei panni di Giasone, Medea e Creonte.
Una Medea gravata da tutto il peso di un’eroina moderna, quella proposta dall’ Alvaro drammaturgo, una donna vittima della propria passione e, al contempo, artefice di un destino spietato, che la vede affiancare il marito Giasone nella conquista del famigerato Vello d’oro e giacervi all’indomani del suo ottenimento, tradire il padre, uccidere il fratello e innalzare l’uomo al rango di eroe, l’uomo dal quale, senza alcun rimorso e pudore, verrà ripudiata.
Una donna fragile, virtuale antenata (come viene definita da Alvaro) di quelle donne vittime di persecuzioni, e forte, come una donna del sud che, carica di dignità, affianchi il suo uomo nel bene e nel male, descritta attraverso una sintesi dei momenti più significativi della vicenda (scanditi dal commento musicale dei Paraphonè), dal suo “dialogo” con la luna, alla cacciata da parte del re di Corinto Creonte, vera e propria tenzone, al confronto finale con il marito, arrampicatore sociale aspirante al regno dopo le nozze con Creusa, la figlia di Creonte.
L’Alvaro drammaturgo in scena, ma anche l’Alvaro critico, il cui contributo al teatro italiano non può che dirsi notevole, secondo quanto si evince, fra l’altro, da una raccolta di articoli e recensioni (del tutto dimenticati) presenti all’interno di una recente pubblicazione “La maschera nobile, la recensione e il saggio” dello stesso Michienzi, in cui Alvaro si presenta come sostenitore di un teatro che attinga alla quotidianità per lasciare un segno tangibile nella società, un teatro individuato come fenomeno sociale, i cui protagonisti si avvalgono del palcoscenico per veicolare un pensiero, la cui trasmissione è deputata, in primis, al ruolo dell’attore, artefice di distruzione e creazione dell’opera dell’autore stesso, scoperta, reinventata e illuminata di volta in volta a beneficio di un pubblico ora, più che mai, bisognoso e desideroso di un riavvicinamento a un’arte che l’attore Michienzi non ha esitato a definire un atto di reciproco amore, che diventa ancora più importante se rivolto ai giovani e alla loro crescita intellettuale e umana.

Carmen Loiacono – IL DOMANI – 18 ottobre 2007
“CON ALVARO ALLA SCOPERTA DEL TEATRO”
“Al Fermi la Compagnia di Pino Michienzi e Anna Maria De Luca in una lettura di “Lunga notte di Medea”
“Insieme agli attori i Parafonè.Oggi si replica al Liceo Galluppi”
Nell’ondata di grandi eventi che riempiono da più parti l’intera regione, l’iniziativa di una vera promozione culturale si spostano dai palcoscenici lasciando il posto al resto e andando a “cercare” il pubblico che sarà. Partendo quindi dalle scuole. E’ in questa atmosfera che si incastona l’esperienza della Compagnia Teatro del Carro che da qualche anno frequenta con una certa costanza i “banchi” scolastici proponendo viaggi alla riscoperta di autori noti e meno noti. Anche calabresi.[…]E ieri mattina, in replica oggi al Liceo Galluppi, è stato il Liceo scientifico socio pedagogico Fermi a fare da scenario allo splendido personaggio che èla Medea di Alvaro: Pino Michienzi e Anna MAria De Luca, direttori della Compagnia, insieme a Federica Mancuso e Luciano Cozzi, hanno dapprima illustrato il rapporto dell’autore con il teatro – Alvaro è stato critico e saggista prima di cimentarsi con la drammaturgia vera e propria -, con una lettura di testi tratti da “Il teatro di Corrado Alvaro. La maschera nobile, la recensione e il saggio” che lo stesso Michienzi ha scritto con la prefazione del prof. Luigi La Rosa. Una carrellata delle opere dello scrittore di San Luca, nel tentativo di un approccio diverso alla drammaturgia contemporanea, ambasciatore, Alvaro, della funzione sociale del teatro, fatto di amore, passione, dedizione, incentrato sull’attore e sul suo essere “atleta del cuore”, come sosteneva Antonin Artaud. Da qui il passaggio alla Lunga notte di Medea: rivisitazione dell’emblematico personaggio della mitologia greca, vista come una donna contemporanea, forestiera nella terra dell’uomo che ha sposato, Giasone. Straniera anche per lui, che ha scelto l’ambizione all’amore di lei e dei suoi figli. Dalla lettura drammaturgica che Michienzi e i suoi hanno reso agli studenti, la figura di Medea (Anna MAria De Luca) è emersa nitida e feroce: come per ogni donna innamorata, la sua forza è nella sua fragilità. Ma quella sottolineata dal Teatro del Carro è stata la Medea mediterranea di Alvaro, quella che sopporta in silenzio, devota e in umana attesa anche al cospetto dei cattivi presagi. I suoi duetti con Creonte (Cozzi) e Giasone (Michienzi), si sono fatti strada senza difficoltà nell’immaginario dei ragazzi presenti nell’auditorium: personaggi forti, ben contrapposti fra loro, aiutati nel contatto con le corde emozionali dalla musica. Già, perché di questa lettura drammaturgica, ciò che più colpisce è la perfetta integrazione con le melodie popolari proposte, a lato degli attori, dai Parafonè. Bruno Tassone, Angelo Pisani e Sergio Schiamone, hanno utilizzato il loro canale espressivo per definire caratteri e situazioni: Chitarre, chitarra battente, mandola, tamburi, flauto e, immancabile, la lira calabrese che col suo suono ha saputo ancor più caricare il pathos, del momento in cui Medea apprende della volontà di Giasone di sposare Creusa, figlia di Creonte. E’ il Mediterraneo in ogni senso a fare da sfondo a tutto; se Giasone parla il greco, ai musicanti spetta la conseguente linea del dialetto calabrese: sono canti della tradizione popolare quelli che i tre ripropongono, brani originali dei Parafonè e dei Marasà, l’antico coro greco e melodie che sanno di tradizione e cultura sempre viva, anche ai nostri giorni. […]

IL DOMANI – 17 ottobre 2007
“IL TEATRO DI CORRADO ALVARO NELLE SCUOLE”
“Oggi e domani ai Licei Fermi e Galluppi di Catanzaro la lettura drammaturgica de “Lunga notte di Medea”

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